La chiesa di San Michele Arcangelo di Vasto
I tesori di santa Madre Chiesa
Non a caso, Dio che è l’Amore e bellezza infinita per eccellenza, è senza ombra di dubbio il più grande ispiratore delle più grandi opere d’arte al mondo. E se pensando a come dei semplici blocchi di marmo sono diventati ad esempio opere come il Cristo Velato e la Pietà di Michelangelo si può provare a immaginare la fede dei dei suoi autori. Quanto stupore ha saputo suscitare nelle mani d’uomo il figlio di Dio?
Santa Madre Chiesa ha un incredibile patrimonio di opere d’arte che avvicinano l’anima dell’uomo a Dio. Ogni martedì pubblicheremo uno di questi patrimoni a partire da quelle di Vasto e del suo circondario.
(1° articolo San Giuseppe Vasto – Leggi 2° articolo Santa Maria Maggiore Vasto – Leggi )
(Articolo di Lino Spadaccini pubblicato sul sito https://noivastesi.blogspot.com/2014/09/san-michele-10-1657-inizia-la.html)
La chiesa di San Michele Arcangelo di Vasto è situata in via della Rimembranza, dietro via San Michele ed a fianco della villa comunale della città, è di forma è di forma ottagonale e si affaccia sul belvedere della città.
SAN MICHELE: 1657 INIZIA LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA , nelle fondamenta incastonata una pietra della basilica di S. Michele del Gargano
DECIMA PUNTATAdi Lino Spadaccini
Dai tempi dell’antica Histonium fino a tempi più
recenti, Vasto ha avuto molti giorni infelici a causa di numerose calamità che
hanno colpito la sua gente: terremoti, invasioni di cavallette, scoscendimenti
di terreno, tifo petecchiale, morbo asiatico e peste bubbonica. Proprio
quest’ultima calamità, nel 1657, infierì in tutta l’Italia meridionale e, in
particolar modo, a Napoli, Foggia, S.Severo e Lucera, provocando circa
quattrocentomila decessi.Anche a Vasto, visto l’avvicinarsi del pericolo, si
temeva per le sorti delle famiglie, e si cominciò a pregare con fervore e
devozione. Nel frattempo, all’Arcivescovo di S. Giovanni Rotondo, Giovanni
Puccinelli, all’alba del 22 settembre
1656, apparve, avvolto in una grande
luce, l’Arcangelo Michele ad annunciargli che tutte le città che avrebbero
posseduto una pietra della basilica di S. Michele del Gargano, sarebbero state
preservate da tutti questi flagelli: “Sappiate,
o Pastore di queste pecorelle, che Io sono l’Arcangelo Michele; ho impetrato
dalla Ss.ma Trinità che, chiunque adopererà con devozione i sassi della mia
Grotta, allontanerà dalle case, dalle città, e da qualunque luogo, la peste.
Praticate e narrate a tutti la Grazia Divina. Voi benedirete i sassi, scolpendo
su di essi il segno della Croce con il mio Nome”.
Così il 19 marzo del 1657, il clero di S. Maria,
accompagnato dalla Congrega del Gonfalone e da tutto il popolo andò a posare la
prima pietra della chiesa. “Frattanto che
dal Clero unito a’ Cittadini le Litanie maggiori si cantavano”, ricorda lo
storico Luigi Marchesani nella sua “Storia
di Vasto”, “la Congrega in soddisfazion
di voto promettea far celebrare nella nuova Chiesa la Messa cantata quando il
dì festivo dell’Arcangelo veniva, le pietre fondamentali ed altri oggettini di
devozione si ponevano”. Carlo Ignazio de Vecchis, Vicario Foraneo, fu il
primo a gettare un mattone sul quale era scolpita la Croce e la sigla S.M.A., e
dove era stata incastonata una pietruzza della basilica di S. Michele del
Gargano, oltre una lamina di piombo “sulla
quale leggevasi che in tal giorno, essendo Pontefice Alessandro VII, desso avea
posta la prima pietra fondamentale già benedetta”. Altri mattoni, con
iscrizioni simili, vennero collocati dall’Arciprete di S. Maria, dal
Vice-Marchese e dal Mastrogiurato. In ultimo, il predicatore quaresimale Pietro
da Lucera, cappuccino, rinchiuse nelle fondamenta molte medagliette benedette
di diversi santi.
Il terreno venne donato da Francesco Crisci, mentre la
chiesa fu terminata nel 1675, come riferisce l’iscrizione murata sopra la porta
della chiesa, dettata da Giovanni Palma, che in quel tempo era segretario del
Marchese d’Avalos.